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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

Praga e l'affaire Tymoshenko / Prague and the Tymoshenko affair

Praga e l'affaire Tymoshenko / Prague and the Tymoshenko affair


Dopo la condanna dell'ex premier ucraino, il marito ha ottenuto in poco tempo l'asilo in Repubblica ceca. L'imprenditore ucraino e le ombre sulle sue attività suscitano non poche domande sulle ragioni del trasferimento in territorio ceco

Il caso Tymoshenko rischia di rimanere per lungo tempo al centro delle cronache e delle questioni diplomatiche europee e non.
Non soltanto per le polemiche sulla condanna dell'ex premier ucraino Yulia Tymoshenko, ma anche per le vicende riguardanti la sua famiglia, prima fra tutte la richiesta d'asilo, accettata in men che non si dica, da parte di Praga per il marito Oleksandr. In molti, infatti, in Repubblica ceca hanno storto il naso quando a gennaio il ministro degli interni Jan Kubice ha annunciato che la tutela internazionale per motivi non necessariamente politici era stata concessa.
Tra i più sconcertati il collega responsabile della diplomazia ceca, Karel Schwarzenberg che (non sarebbe stato neanche consultato) si è detto preoccupato delle possibili conseguenze nelle relazioni tra Praga e Kiev. Non è la prima volta che le autorità ceche accolgono cittadini ucraini in vista per le loro posizioni contro il governo di Viktor Yanukovich e anche i rapporti commerciali, oltre che la diplomazia tra i due Paesi scricchiolano. L'atteggiamento di Praga, però, si inserisce senza strappi nel filone europeo di sostegno alla “pasionaria” Yulia, di cui Ue e Stati Uniti chiedono la liberazione. Sullo sfondo resta, comunque, la figura di Oleksandr, un uomo d'affari con un passato non del tutto cristallino e con velleità politiche non troppo nascoste.
A Praga si rincorrono le voci sul perché e su come il signor Tymoshenko abbia chiesto e ottenuto così velocemente l'asilo per motivi politici. Il ministro dell'Interno, cercando di sgombrare il campo a dubbi e supposizioni, ha dichiarato che la richiesta “è stata presentata mesi fa, è stata seguita una procedura standard e oggi (6 gennaio, ndr) è stato concesso l'asilo”. Lo stesso Oleksandr ha dichiarato che la decisione di chiedere l'asilo è stata presa da tutta la famiglia: “Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso insieme – ha dichiarato, spiegando di aver presentato la domanda a novembre del 2011 – Dopo le analisi del ministero degli Interni mi è stato comunicato che avrei avuto protezione internazionale”. Protezione da chi, ci si chiede a Praga. Secondo la stampa vicina ai Tymoshenko dopo la condanna a sette anni per abuso di potere inflitta all'ex premier, il governo di Kiev sta cercando nuovi modi per fare pressione sulla famiglia della “pasionaria” perseguendo la figlia e il marito, anche se non c'è traccia ufficiale di un possibile caso contro Oleksandr. Il legale dell'ex premier ha ventilato la possibilità che Kiev riapra un caso chiuso nel 2005 per cui il signor Tymoshenko era stato incriminato ma mai condannato.
Tra i rumors delle ultime settimane c'è anche un'altra teoria che spiegherebbe il perché Oleksandr Tymoshenko abbia scelto la Repubblica ceca come suo “esilio dorato”: per le sue amicizie nelle alte sfere. “Ho amici e partner di lavoro in Repubblica ceca e sono il cofondantore di una compagnia ceca”, ha dichiarato lo stesso businessman ucraino. I media cechi hanno tirato fuori alcuni scheletri nell'armadio dell'uomo d'affari e hanno reso noto che Tymoshenko può contare su alcuni appoggi importanti in Repubblica ceca: è in buoni rapporti con l'ex ministro dei Trasporti Ales Rebicek e con l'attuale ambasciatore ceco a Washington Petr Gandalovic, fino all'ex premier Mirek Topolanek. Sugli affari di Tymoshenko si concentrano le nubi più dense del caso: 12 anni fa, infatti, l'uomo d'affari ha acquistato un appartamento a Usti nad Labem, presso cui ha registrato una compagnia, la International Industrial Project. Ma gli uffici attualmente sono chiusi. Tymoshenko, quindi, in quanto uomo d'affari avrebbe potuto chiedere un visto di lungo periodo in Repubblica ceca, invece di ricorrere all'asilo e questa decisione lascia alcuni politologi ancora più perplessi soprattutto perché su più di diecimila richieste di asilo da cittadini ucraini, negli ultimi anni solo un centinaio ha ottenuto il permesso. Tra i punti oscuri, inoltre, vengono citati i suoi passati rapporti con Pavlo Lazarenko, l’ex premier ucraino ancora in carcere negli Stati Uniti con l'accusa di riciclaggio di denaro sporco relativo alle attività della Unified Energy Systems of Ukraine (UESU, società di cui il signor Tymoshenko era dirigente).
Tra le armi “vincenti” di Tymoshenko in Repubblica ceca, invece, la creazione nel 2006 della Camera di commercio ceco-centro Asia. Quest'organismo pagò, per ragioni ancora da chiarire, il viaggio dall’ex premier ceco Jiri Paroubek in Siria nel 2008. Allo stesso organismo venne assegnato il mandato per negoziare la questione del debito dell'Ucraina con la Repubblica ceca: al centro della trattativa la fornitura di gas. Ma l'allora ministro delle Finanze Vlastimil Tlusty rifiutò l'offerta.
Tymoshenko, intanto, ha reso noto di voler intraprendere la carriera politica su scala internazionale: “Insieme ad altri colleghi abbiamo creato un'associazione internazionale 'Patria'. Il principale obiettivo è analizzare l'operato del governo e le sua attività criminali, ponendo alla luce le azioni di Yanukovich sulla stampa straniera. Voglio che il mondo capisca che il regime di Yanikovich non ha bisogno di Yulia Tymoshenko viva”.
Il caso dell'asilo a Tymoshenko è il secondo del suo genere in tempi recenti. La Repubblica ceca, infatti, ha accolto con le stesse modalità Bohdan Danylyshyn, ex ministro dell'Economia proprio sotto il governo di Yulia Tymoshenko tra il 2007 e il 2010. La decisione aveva scatenato anche all'epoca polemiche tra Praga e Kiev e l'espulsione di rappresentanti del corpo diplomatico da entrambi i lati, come reazione. Per questo Schwarzenberg, intervistato a caldo dopo l'annuncio dell'asilo a Tymoshenko, ha auspicato che la decisione di accogliere il businessman ucraino non provochi nuovi motivi di animosità. “Alcuni regimi reagiscono così. Sappiamo cosa accadde in un caso simile e come reagì l'Ucraina”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. Dal canto suo il ministero ucraino che non ha commentato direttamente l'accaduto ha reso noto che l'Ucraina “rispetta interamente i principi di legge, i diritti umani basilari e le libertà. Per questo non vediamo ragioni affinché i cittadini ucraini chiedano asilo all'estero”.

 

 
After the conviction of the former Ukrainian prime minister, her husband soon obtained political asylum in the Czech Republic. The Ukrainian businessman and the obscure aspects involving his business activities have raised quite a lot of questions on the reasons for decision to move to Czech territory

The Tymoshenko affair runs the risk of remaining in the news, as the main European and international diplomatic issue, for quite a long time.
Not only in view of the controversy over the sentence of former Ukrainian Prime Minister Yulia Tymoshenko, but also for the stories involving her family, in particular, the request for asylum made by her husband Oleksandr, accepted in less than no time  by Prague. Many, in fact, in the Czech Republic   are those who turned up their nose, when in January, the Interior Minister Jan Kubice announced that international protection (for reasons not necessarily political) had been granted.
Among the disconcerted is also Karel Schwarzenberg the colleague in charge of Czech diplomacy who - it seems he has not even been consulted - expressed concern about the possible effects on public relations between Prague and Kiev. It is not the first time Czech authorities have accepted Ukrainian citizens who are in the public eye for their positions against the government of Viktor Yanukovych and, consequently, commercial and diplomatic relations between the two countries are beginning to show signs of strain. However, Prague’s attitude well integrates with the European support for the "Pasionaria" Yulia, whose release has been called for by both Europe and the U.S. In the background, however, is the figure of Oleksandr, a businessman, with a rather obscure past and with underlying political ambitions.
Various rumours have been going around in Prague as to why and how Mr. Tymoshenko was able to obtain political asylum in such a short time. The Interior minister, in his attempt to clarify any doubts or conjectures, stated that the request "had been filed months ago, and the standard procedure has been applied and that (on 6th January Ed. note), political asylum had been granted". Oleksandr, himself, declared that the decision to seek asylum had been taken and put forward by the whole family: "We discussed about it and decided together - he declared and explained that he had submitted the application in November 2011 - After an investigation by the Ministry of the interior, I was told that I would receive international protection". Protection from whom, Prague people ask themselves. According to the press close to the Tymoshenko family, after a seven-year sentence for abuse of power - imposed on the former prime minister - the government of Kiev is looking for new ways to put pressure on the family of the "pasionaria", by persecuting her daughter and husband, even if there is no official evidence of a possible case against Oleksandr. The lawyer of the former ex prime minister has raised the possibility that Kiev might reopen a case that had been closed in 2005, when Mr. Tymoshenko was accused but never convicted.
Among last week’s rumours, there was also another theory that would explain why Oleksandr Tymoshenko has chosen the Czech Republic as his "golden exile": i.e. for his friendship in high places. "I have friends and business partners in the Czech Republic and I am the co-founder of a Czech company", the Ukrainian businessman explained. However, the Czech media have pulled out some skeletons from the closet and have announced that Tymoshenko may count on a certain amount of support in the Czech Republic: he is on good terms with former Transport Minister Ales Rebicek and with the current Czech ambassador in Washington, Petr Gandalovic - up to former Prime Minister Mirek Topolanek. Tymoshenko’s case is surrounded by dense clouds: 12 years ago, in fact, the businessman bought a flat in Usti nad Labem - where he registered a firm called the International Industrial Project, but the offices are closed at the moment. As a businessman, therefore, Tymoshenko could ask for a long term visa in the Czech Republic, instead of resorting to a request for asylum. His decision is also considered somewhat perplexing by a number of politicians, above all because - out of more than ten thousand asylum applications by Ukraine citizens, in recent years - only a hundred requests have been accepted so far. Among the other obscure aspects that have been reported, is also his past relationship with Pavlo Lazarenko, the former Ukrainian prime minister, who is still in prison in the United States on charges of money laundering, in connection with activities of the Ukraine Unified Energy Systems (UESU, a company in which Mr. Tymoshenko was a manager).
Instead, among Tymoshenko’s “winning” assets in the Czech Republic, is the creation of the Czech Central Asia Chamber of Commerce in 2006. This organization paid - for reasons that have still to be clarified - a trip to Syria in 2008 to the former Czech prime minister Jiri Paroubek. The same agency was given a mandate to negotiate the issue of Ukraine's debt with the Czech Republic: at the centre of the negotiations, the supply of gas. But the then finance minister, Vlastimil Tlusty, refused the offer.
Meanwhile, Tymoshenko has announced his intention of pursuing a political career at international level: "Together with other colleagues, we have created a “Homeland” international association.” The main objective is to analyze the work of the government and its criminal activities, by revealing Yanukovych’s actions on the foreign press. I want the world to understand that the regime does not need Yanikovich Yulia Tymoshenko alive. "
The case of Tymoshenko’s asylum is the second of its kind in recent times. The Czech Republic, in fact, had also granted asylum (in the same way) to Bohdan Danylyshyn, former Economy minister, then under the government of Yulia Tymoshenko between 2007 and 2010. The decision had also sparked controversy at the time between Prague and Kiev and led to the expulsion of diplomatic representatives on both sides. For this reason, Schwarzenberg, interviewed soon after the announcement of the asylum to Tymoshenko, said he hoped that the decision to accept the Ukrainian businessman will not give rise to further animosity. "Some regimes tend to react in that manner. We know what happened in a similar case and how Ukraine reacted to it", the Foreign Minister added. On his part, the Ukrainian Ministry, which has not commented directly on the incident, has reported that Ukraine: "fully respects the principles of law and basic human rights and freedom. For this reason, therefore, we do not see why Ukrainian citizens should request political asylum abroad".

 di Daniela Mogavero / by Daniela Mogavero