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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

Ue o Nato? Un falso problema (02/08/2011)

Ue o Nato? Un falso problema (02/08/2011)


La politica estera ceca nel quadro di difesa continentale

La recente bocciatura da parte del governo ceco  e le critiche del presidente Klaus al documento per la politica estera presentato dal ministro degli esteri Karel Schwarzenberg riportano e l’attenzione sul ruolo della Repubblica ceca all’interno dell’Unione Europea e del sistema geopolitico continentale. Il documento, che contiene le linee guida della politica estera di Praga per i prossimi due anni, è stato giudicato troppo filo europeo e troppo poco attento all’alleanza atlantica. Le critiche, giunte in particolare dal Primo Ministro Petr Necas e dal ministro della Difesa Alexandr Vondra, si fondano sull’assunto che il piano non sarebbe abbastanza efficace, con alcune lacune – la crisi dell’eurozona, la posizione dei politici cechi a Bruxelles – che ne confermerebbero la generale debolezza. Ma il difetto peggiore sarebbe quello di uno sbilanciamento – anche per il presidente Klaus – fra l’impegno del governo nei confronti dell’UE e quello verso l’alleanza atlantica.
Cogliamo l’occasione per fare il punto sulla evoluzione della integrazione europea, nella parte riguardante la politica estera e di difesa.
Per tornare a Praga, ci limitiamo a dire che il piano di Schwarzenberg può avere dei limiti, ma le critiche sulla supposta preferenza fra UE e Nato sono quantomeno mal poste, perché si basano su un concetto di alternativa fra le due opzioni – europea o atlantica, appunto – che non ha fondamento nella realtà e nel quadro istituzionale e geopolitico attuale. La politica estera dell’UE, già dal suo primo inserimento nei trattati a partire (Maastricht e poi Amsterdam) è basata su un sistema di interdipendenze e sovrapposizioni con l’alleanza atlantica e non già su una scelta alternativa da parte degli Stati. Anzitutto sulla situazione attuale: dei 28 stati attualmente membri della Nato, 21 di questi sono anche membri dell'Unione Europea, mentre 24 di questi sono membri dell'Unione dell'Europa Occidentale (UEO) che con il Trattato di Lisbona è passata sotto il controllo UE. Per questo negli ultimi anni il peso dell'UE è andato sempre più in crescendo nelle decisioni Nato.
Ma non solo: la stessa alleanza atlantica, anche nella nuova visione geopolitica dell’amministrazione Obama, conta sulla presenza e sull’apporto dell’UE come soggetto politico, dotato di una sua politica estera e di difesa comune e ora anche di una sua struttura – presto anche militare – per esplicare l’azione esterna. Ora il Trattato di Lisbona ha instituito anche una politica di sicurezza e di difesa comune: “La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. L'Unione può avvalersi di tali mezzi in missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite. L'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità fornite dagli Stati membri.” Articolo 42 TUE. Non solo, ma è previsto che alcuni stati che rispondono a criteri più elevati ho hanno sottoscritto accordi più vincolanti possano adottare una cooperazione strutturata permanente ai fini di missioni più impegnative. Una nuova serie di competenze nella politica di sicurezza e di difesa, ma anche di una nuova struttura dedicata all’azione esterna dell’UE: il nuovo servizio esterno dell’UE, affidato all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, è di fatto un servizio diplomatico dell’Unione con personale e sedi di rappresentanza.
Un enorme passo avanti nel processo di integrazione europea. Si pensi alla strada percorsa dalla terribile spaccatura politica provocata dalla “lettera dei sette”, nella quale sette Stati europei - fra i quali Italia e Repubblica Ceca - annunciarono il loro intervento nel conflitto in Iraq, all’interno della coalizione guidata da Stati Uniti e Regno Unito. La decisione dei sette, presa totalmente al di fuori del contesto UE, provocò una frattura quasi insanabile e una momentanea paralisi dell’attività politica dell’Unione.
Ora molto è cambiato, se si pensa alla recente crisi araba, dall’Egitto alla Libia, l’azione europea è stata concertata, efficace e anche concreta. Nel caso della Libia fu proprio la Ashton a recarsi a Bengasi per avviare le relazioni con il governo degli insorti e per fondare la nuova sede diplomatica dell’UE.
Per tornare alla questione Ceca, la partecipazione alla politica estera UE non è un’opzione ma un obbligo previsto dai trattati, come ricordato recentemente da Schwarzenberg. Ma non solo: gli stessi trattati prevedono che le azioni politiche in seno alla Nato e all’UE non sono alternative: “La politica dell'Unione...non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite la Nato, nell'ambito del trattato dell'Atlantico del Nord, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto.”
C’è di più: come si legge nel dossier dell’Istituto affari internazionali del Senato Italiano del 2007, “La cooperazione tra l’Unione europea e la Nato” : “A partire dalla fine della Guerra fredda, l’Unione europea e la Nato hanno iniziato a convergere progressivamente in termini di  membership, funzioni e raggio d’azione.”
Questa convergenza ha determinato la necessità di procedere a forme di cooperazione istituzionale ed operativa. Nel marzo 2003 le due organizzazioni hanno formalizzato i c.d. accordi Berlin Plus - attuati con successo in Macedonia e in Bosnia - che consentono all’Unione europea di accedere ai mezzi e alle capacità di pianificazione e di comando della Nato per realizzare missioni di gestione delle crisi. 
A dispetto delle posizioni critiche di Praga, la strada è quella di riconoscere e utilizzare la Nato, ma con una politica dell’UE più forte e concreta, come indicato dal Parlamento UE nel 2009: Il Parlamento rileva l'importante ruolo della NATO per la sicurezza dell'Europa e l'esigenza di un partenariato più stretto tra l'UE e l'Alleanza contro le minacce globali, creando anche strutture di cooperazione permanenti. Ma l'UE deve sviluppare capacità di sicurezza e difesa proprie e istituire un quartier generale permanente. Sollecita poi lo sviluppo congiunto di capacità militari e un migliore coordinamento degli investimenti nella difesa, nonché un dialogo franco con la Russia.  Simile anche la posizione della Polonia, membro Nato e prossimo presidente dell’UE, che fissa come priorità del semestre – la seconda, dopo l’aumento del budget – la sicurezza europea, con un’agenda dedicata ai rapporti con la Russia, ad una conferenza di “vicinato meridionale” con i paesi arabi, e all’adozione di un’area di libero scambio con i vicini orientali (Ucraina, Bielorussia e Moldova. Per gli Stati europei quindi posizioni diverse, ma un’azione unica, anche all’interno della Nato.

di Luca Pandolfi da Progetto Repubblica Ceca